Tre le sue più grandi passioni: la famiglia, il calcio e Bruce Springsteen. Ascolta l’intervista completa dal nostro podcast
Abbiamo incontrato il nuovo presidente e amministratore delegato del Pisa Sporting club Damien Comolli, che ci ha accolto nella sede societaria alle Officine Garibaldi, insieme al responsabile della comunicazione Riccardo Silvestri che ringraziamo per la disponibilità.
Benvenuto a Pisa. È arrivato da qualche settimana, che società e che ambiente ha trovato? «Ho trovato un club molto ben organizzato, con fondamenta molto solide costruite grazie al lavoro svolto in passato da Giuseppe e Giovanni Corrado, e dal proprietario Alex. Le persone all’interno del club hanno un grande senso di appartenenza e sono molto orgogliose di lavorarvi. Ovviamente, il progetto del nuovo centro sportivo rappresenta un enorme passo avanti che getterà le basi per qualcosa di davvero speciale. Per quanto riguarda l’umore, quando ci sono cambiamenti le persone sono sempre un po’ titubanti, ed è comprensibile: il mio compito sul lato gestionale è assicurarmi che tutti stiano bene, siano sereni e guardino avanti con fiducia. Sul fronte calcistico, abbiamo affrontato tre partite difficili da quando sono qui: un ottimo secondo tempo a Verona, un’ottima prestazione contro il Palermo, e purtroppo una prestazione e un risultato deludenti domenica ad Avellino.»
Lei è famoso per la sua metodologia, con un grande affidamento allo scouting e ai numeri. Come pensa di applicarla in questa società? «Prima di parlare di numeri o dati, bisogna ricordare che una squadra di calcio è fatta di persone. La prima cosa è creare un ambiente in cui le persone possano sbocciare, esprimersi, essere creative e prendere l’iniziativa, permettendo ai giocatori di rendere al massimo delle loro capacità e agli allenatori di sentirsi a proprio agio. Solo quando questa cultura dell’ambizione e dell’innovazione è consolidata, possiamo aggiungere aspetti come la scoperta dei talenti, la costruzione della squadra e l’ottimizzazione del rendimento. È qui che entrano in gioco i dati e le diverse metodologie, ma tutto parte dalle persone; i club calcistici non si basano solo sui numeri.»
Qual è la sua ambizione personale e l’obiettivo venendo a Pisa? C’è un diktat preciso del patron Knaster? «Non c’è nessun diktat. Condividiamo la stessa ambizione: vogliamo essere promossi in Serie A il prima possibile. E, una volta arrivati, vogliamo stabilizzare il club in Serie A per evitare di diventare un club “yo-yo”, che sale e scende di continuo. È un obiettivo condiviso da tutti nel club, dall’allenatore ai giocatori. Per raggiungere questa stabilità, sono fondamentali il nuovo centro sportivo e lo stadio. I giocatori meritano una struttura all’avanguardia per allenarsi al meglio, e strutture d’eccellenza ci permetteranno in futuro di attrarre i talenti migliori, sia per la prima squadra sia ragazzi e ragazze del territorio per la nostra Academy.»
A proposito del centro sportivo, ha già visitato il cantiere. Come procedono i lavori? «Ho visitato il cantiere due volte nell’ultima settimana e sono molto impressionato dal progetto. Abbiamo riunioni settimanali sull’avanzamento dei lavori e tutto sta procedendo molto bene. Il bar e lo store saranno i primi edifici a essere completati, e gran parte delle strutture per la prima squadra è già in piedi. Speriamo di entrare nel nuovo centro in tempo per la prossima stagione, sarà un salto di qualità fondamentale per noi. Ci permetterà non solo di mantenere i nostri giocatori migliori offrendo loro il massimo per l’allenamento e il recupero, ma anche di attirare le nuove generazioni.»
E per quanto riguarda il progetto dello stadio Arena Garibaldi?
«Abbiamo avuto un ottimo incontro con il Sindaco, che ringrazio per l’accoglienza. Il progetto di rifacimento dello stadio è economicamente sostenibile solo se saremo in Serie A. È un progetto a medio-lungo termine: a fronte degli investimenti, dobbiamo generare i ricavi necessari per far combaciare i numeri. Inoltre, c’è una sfida tecnica enorme nel ricostruire uno stadio situato in pieno centro, circondato da abitazioni e vicinissimo alla Torre. È tecnicamente fattibile, ma impegnativo; tuttavia, insieme alla sostenibilità economica e alle tempistiche, è una delle tre sfide principali che stiamo affrontando di pari passo con il Comune.»
Quanto è stata importante per lei una leggenda del calcio come Arsène Wenger?
«È una persona molto importante. È stata l’unica persona, al di fuori della mia famiglia, che ho chiamato per confrontarmi prima di decidere di venire a Pisa.»
Che impressione le ha fatto la città di Pisa al di là del calcio?
«La città è bellissima, mi piace molto il fiume Arno e ho fatto diverse passeggiate in centro. Ma la cosa che mi ha colpito maggiormente dal punto di vista umano è l’amore incondizionato dei pisani per la squadra. Me lo avevano detto prima del mio arrivo, ma finché non lo vivi in prima persona non puoi capire quanto la vita di queste persone ruoti intorno al Pisa Sporting Club. Questa passione viscerale per me è affascinante.»
Come è nato il suo amore per il calcio e perché ha deciso di farne la sua professione?
«Mia madre dice che ho sempre avuto un pallone tra i piedi. A scuola andavo malissimo, in modo a dir poco imbarazzante, ma ero ossessionato dal calcio. Quando giocavo nelle giovanili del Monaco, allenandomi accanto a giocatori come Emmanuel Petit e Lilian Thuram, ho capito in fretta che non ero abbastanza bravo per diventare un professionista. Volevo però vivere di calcio, così a 17 anni ho preso il diploma per allenare. Nel frattempo ho frequentato giurisprudenza, poi ho iniziato ad allenare a Monaco, successivamente in Giappone, capendo che questa sarebbe stata la mia strada. Nella mia vita ci sono solo tre cose: la mia famiglia, il calcio e Bruce Springsteen.»
Nello specifico a Pisa si occuperà più di management aziendale o opererà anche in prima persona nel calciomercato?
«La mia responsabilità copre ogni aspetto del club, dalla parte commerciale a quella calcistica, ma il mio ruolo effettivo è supportare gli esperti che abbiamo nei rispettivi dipartimenti. Non sarò io a guidare il mercato, il Direttore Sportivo Leonardo se ne occuperà interamente. Io sarò al suo fianco per aiutarlo e supportarlo nei colloqui con agenti e giocatori. A gennaio penseremo al mercato, ma per ora siamo concentrati esclusivamente sui giocatori attuali e sul fare punti nelle prossime partite.»
foto Greta Taylor Corsini
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